<Poiché, oh popolo, i patrizi hanno assoluto Marcio dalle parole dette in Senato, e dai fatti violenti e superbi che le seguirono: nè vi hanno lasciato mezzi con cui accusarlo; udite, non le parole, no, ma l’egregia cosa che questo valentuomo vi preparava; uditene l’orgoglio , il carattere soverchiante, e conoscete qual vostra legge egli, privatissimo uomo, violasse.
Voi tutti sapete che quante spoglie nemiche ci riesce di prendere col valore, tutte per legge sono dello Stato; e che nessuno, nemmeno lo stesso comandante, non che un privato, ne è l’arbitro. Sapete che il questore le prende, le vende, e, fattone danaro, lo versa nel pubblico erario. Or questa legge che nessuno, da che Roma è Roma, non solo non ha mai violato, ma nemmeno ha ripreso come non buona; questa già firmata, già invalsa, soltanto Marcio l’ha calpestata, appropriandosi delle prede che erano del comune, l’anno passato, e non prima.
Perciò essendo noi passati sulle terre degli Anziati, e preso prigionieri, e bestiami, e frumenti, ed altro in grande quantità. Egli non depositò già tutto nelle mani del questore: e nemmeno, alienandolo, ne mise il prezzo nell’erario, ma divise in dono agli amici suoi per accattivarseli, tutta la preda.
Io dico che questo è argomento certissimo di tirannide.
E come no? Costui beneficava col tesoro pubblico i suoi adulatori, i custodi della sua persona, i cooperatori della tirannide. E vi affermo che questo fu come un abrogare manifestamente la legge. E allora forza, che Marcio si faccia pure avanti, e dimostri l’una o l’altra cosa: o che egli non comparti le belliche prede a suoi amici; o che se bene ciò fece, non ruppe la legge.
Ma egli non potrà dire nessuna di queste due cose. Poiché voi sapete l’una e l’altra, la legge e l’opera. Nè mai potrete con la sua assoluzione, dimostrare di conoscere i diritti ed i giuramenti.
Lascia, o Marcio, le corone ed i premi, lascia le ferite ed ogni ostentazione, e rispondi a questo, su che ti concedo ormai che tu parli.>
Marco Decio
(Dion. Hal. VII,63)

La mia passione per la storia romana è iniziata durante gli anni del liceo, quando rimasi affascinato dalla possibilità di visitare ancora oggi i luoghi leggendari protagonisti di miti straordinari. Oggi continuo a coltivare questo interesse come divulgatore storico e docente presso il Centro Nazionale di Studi Classici.
Nel 2012, durante gli studi universitari, ho creato il progetto Ad Maiora Vertite per condividere con altri questo entusiasmo, occupandomene personalmente come unico autore per molti anni.
Amo i videogiochi, i simulatori di volo, il tiramisù e la Res Publica.

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